
Esame da Avvocato 2026: la riforma in arrivo e i veri cambiamenti in corso
L’accesso alla professione forense è destinato a subire una trasformazione di rilievo a partire dal 2026. Dopo anni di rinvii, riforme parziali e soluzioni emergenziali, si profila un nuovo modello d’esame, più coerente con la realtà professionale e con le esigenze di un sistema giuridico in continua evoluzione. Tuttavia, molte informazioni circolanti online non rispecchiano il quadro normativo aggiornato. Proviamo a fare chiarezza, ricostruendo in modo ordinato lo stato dell’arte e le prospettive di riforma.
Il quadro normativo attuale
L’attuale disciplina di riferimento resta quella prevista dalla Legge 31 dicembre 2012, n. 247, la cosiddetta “nuova legge professionale forense”. L’articolo 46 prevede, in linea teorica, un esame articolato in tre prove scritte e una prova orale, da svolgersi con il solo ausilio dei codici non commentati né annotati con la giurisprudenza.
Questo impianto normativo, tuttavia, non è mai entrato in vigore in modo effettivo. L’applicazione della riforma è stata più volte rinviata, fino all’ultimo intervento contenuto nel Decreto Milleproroghe 2024, approvato con Legge di conversione n. 15 del 2025, che ha stabilito la decorrenza delle nuove regole a partire dal 2026.
Di conseguenza, l’esame di abilitazione del 2025 si svolgerà ancora secondo le modalità transitorie introdotte durante la pandemia: prove scritte semplificate, riduzione del punteggio minimo per l’ammissione all’orale e criteri di valutazione più flessibili. Si tratta, dunque, dell’ultimo anno di applicazione del regime “eccezionale” avviato nel 2020.
Perché molte informazioni online sono superate
In rete continuano a circolare notizie che non tengono conto delle modifiche più recenti. Diversi portali riportano infatti riferimenti a normative ormai superate o a modelli d’esame che non trovano più riscontro nel testo di legge attuale. La Milleproroghe 2025 ha confermato una proroga definitiva per l’anno in corso, ma al contempo ha aperto la strada a una revisione complessiva dell’ordinamento forense, di cui l’esame di Stato rappresenta solo una parte.
È quindi inesatto sostenere che nel 2026 verrà applicato “l’esame previsto dalla legge 247/2012”. In realtà, la prospettiva è molto più ampia: il Parlamento sta discutendo un disegno di legge delega che punta a ridisegnare l’intero sistema di accesso e formazione della professione legale.
La riforma 2026: verso un nuovo modello di accesso
La bozza di “Delega per la riforma dell’ordinamento della professione forense”, trasmessa alle Camere nel 2024, attribuisce al Governo il potere di emanare, entro sei mesi dall’entrata in vigore, uno o più decreti legislativi per la revisione organica dell’intera materia.
Gli ambiti interessati dalla delega comprendono:
- il tirocinio professionale, con una durata e una struttura più omogenea;
- il sistema delle scuole forensi, destinate a diventare l’asse portante della formazione post-universitaria;
- la disciplina e il contenuto dell’esame di Stato;
- le specializzazioni e gli albi di settore;
- le incompatibilità e il potere disciplinare dell’Ordine.
Tra i principi direttivi più significativi (art. 2, lett. bb) emergono indicazioni puntuali sull’assetto del nuovo esame:
- Due prove scritte, da redigere in presenza e con videoscrittura, consentendo l’utilizzo di codici annotati con giurisprudenza;
- Una prima prova consistente nella redazione di un parere motivato in materia civile, penale o amministrativa;
- Una seconda prova relativa alla redazione di un atto giudiziario, nella stessa o in altra materia;
- Un’unica prova orale, articolata in:
- discussione delle prove scritte;
- analisi di un caso pratico sostanziale e processuale;
- quesiti di diritto processuale civile e penale;
- quesiti di diritto sostanziale;
- ordinamento e deontologia forense;
- due ulteriori materie a scelta tra diritto amministrativo, commerciale, costituzionale, del lavoro, tributario, europeo o ecclesiastico.
La composizione delle commissioni d’esame dovrà essere equilibrata, con la prevalenza numerica di avvocati, accanto a magistrati e docenti universitari.
Un sistema più moderno e meritocratico
La filosofia di fondo della riforma è quella di riconciliare la tradizione dell’esame scritto con le esigenze di un sistema digitale e meritocratico. Le principali novità operative riguardano:
l’introduzione della videoscrittura in presenza, che sostituisce sia la scrittura manuale sia la modalità telematica emergenziale adottata negli anni della pandemia;
- l’adozione di criteri di valutazione uniformi a livello nazionale, centrati su chiarezza, precisione argomentativa e capacità di risolvere questioni giuridiche concrete;
- la valorizzazione della formazione interdisciplinare, in linea con la complessità delle moderne controversie;
- un legame più stretto tra formazione teorica e pratica forense, grazie a scuole accreditate e a percorsi di tirocinio più strutturati.
Il nuovo modello punta, dunque, a superare la logica emergenziale e a restituire all’esame una funzione realmente selettiva e formativa, capace di misurare la preparazione complessiva del candidato, non solo la sua memoria normativa.
Le ricadute per i praticanti
Se la legge delega sarà approvata entro il 2025, i decreti attuativi potranno entrare in vigore già nel corso del 2026, in coincidenza con la scadenza del regime transitorio.
Lo scenario più verosimile è quello di un modello ibrido, che mantenga la struttura tradizionale delle due prove scritte e dell’orale, ma con nuove modalità di redazione, correzione e valutazione.
Il tirocinio professionale, della durata di 18 mesi, sarà più regolato e comprendente moduli formativi obbligatori e una prova finale di idoneità, connessa alla futura ammissione all’esame di Stato.
Per i praticanti, questo significa dover pianificare per tempo il percorso di preparazione, orientandosi non solo sullo studio delle materie giuridiche, ma anche sull’acquisizione di capacità argomentative, logiche e digitali, che costituiranno elementi centrali del nuovo sistema di valutazione.
L’esame da avvocato 2026 segnerà, con ogni probabilità, la fine di un lungo periodo transitorio e l’inizio di una nuova stagione per la formazione forense. La sfida per il legislatore sarà quella di coniugare rigore selettivo e modernità, restituendo alla prova d’abilitazione la sua funzione originaria: garantire che chi entra nella professione sia davvero preparato ad esercitarla con competenza, indipendenza e responsabilità.


